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Come negoziare il Nasdaq 100, l’indice tecnologico del mercato americano

il NASDAQ-100 o meglio conosciuto semplicemente come NASDAQ è un indice finanziario americano considerato il più famoso tra gli indici, tanto che molti conoscono il NASDAQ senza operare nel campo della finanza.

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Il NASDAQ-100 è un indice borsistico composto da 103 titoli azionari emessi da 100 delle maggiori società non finanziarie quotate al NASDAQ. È un indice ponderato e classificato per la capitalizzazione dei suoi titoli. I pesi delle azioni nell’indice sono basati sulle loro capitalizzazioni di mercato, con alcune regole che limitano l’influenza delle componenti più grandi. Si basa sullo scambio e non è un indice di società con sede esclusivamente negli Stati Uniti. Non ha società finanziarie, poiché sono state inserite in un indice separato. Entrambi questi criteri lo differenziano dal Dow Jones Industrial Average e l’esclusione delle società finanziarie lo distingue dall’S&P 500.

Cenni storici e analisi tecnica del Nasdaq dagli inizi ai giorni nostri

Il NASDAQ-100 è stato lanciato nell’inizio delle sue quotazioni il 31 gennaio 1985 dal NASDAQ, cercando di promuoverlo all’ombra della Borsa di New York. Lo ha fatto creando due indici separati: questo indice, che comprende le società industriali, tecnologiche, al dettaglio, di telecomunicazione, biotecnologiche, sanitarie, dei trasporti, dei media e dei servizi, e il NASDAQ Financial-100, che comprende società bancarie, compagnie assicurative, case di brokeraggio e società di mutui. Con la creazione di questi due indici, il NASDAQ sperava che le opzioni e i contratti futures sarebbero stati creati su di loro e che i fondi comuni di investimento li adottassero come parametri di riferimento. Il prezzo di base dell’indice era inizialmente fissato a 250, ma quando è stato chiuso vicino a 800 il 31 dicembre 1993, la base è stata ripristinata a 125 il giorno di negoziazione successivo, lasciando il prezzo dimezzato del NASDAQ-100 al di sotto di quello del NASDAQ più comunemente noto Composite. I primi aggiustamenti annuali furono fatti nel 1993 prima delle opzioni sull’indice che sarebbero state negoziate al Chicago Board Options Exchange nel 1994. Le società straniere furono ammesse all’indice nel gennaio 1998, ma avevano standard più elevati da soddisfare prima che potessero essere aggiunte. Tali standard sono stati allentati nel 2002, mentre sono stati innalzati gli standard per le imprese nazionali, garantendo che tutte le aziende rispettassero gli stessi standard.
Le quotazioni al Nasdaq e dei suoi titoli furono le prime ad attivare il concetto di trading online. Inizialmente, i computer servivano solo per diffondere le informazioni dei prezzi in via continua e non a connettere gli operatori tra loro. Infatti, il passaggio degli ordini, fino al 1987, avveniva esclusivamente per via telefonica. La diffusione delle quotazioni per via telematica, comunque, garantiva un notevole aumento della trasparenza e dell’efficienza di mercato. Non a caso, il Nasdaq per un lungo periodo ha costituito la piazza azionaria con gli spread inferiori. La trasmissione completamente telematica anche degli ordini venne istituita a fine 1987. Ciò in quanto in occasione del crollo del mercato avvenuto nell’ottobre 1987 divenne evidente, che la raccolta degli ordini solo per telefono fosse di fatto insostenibile. Alla luce dei moltissimi ordini in arrivo, trader e dealer non riuscivano fisicamente a rispondere ai telefoni e le linee cadevano spesso.
Questo portò ad un grande successo delle azioni comprese nel Nasdaq 100, che dalle sue quotazioni iniziali raggiunse i 4700 punti durante la seconda settimana del mese di marzo del 2000.

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La bolla del Dot-com e lo spauracchio del terrorismo

Dalla fine degli anni novanta la capitalizzazione dei mercati dei paesi più industrializzati vide un rapido aumento del valore delle aziende attive nell’ambito di Internet e nei relativi settori. Il periodo fu segnato dalla fondazione (e successivi fallimenti) di un numero elevato di nuove aziende con lo scopo sociale di svolgere attività nel settore legato a Internet e più in generale nel settore informatico e generalmente chiamata Dot-com; erano compagnie scarsamente capitalizzate, di piccole dimensioni (in molti casi con un solo azionista fondatore), molto esposte in un settore fortemente sovrastimato in una condizione fondamentale alla base delle bolle speculative. Una combinazione di rapido incremento dei prezzi delle azioni, la convinzione del mercato che le società in oggetto avrebbero prodotto dei profitti in futuro, speculazione individuale sulle azioni e la presenza di numerosi venture capital crearono un ambiente in cui molti investitori trascurarono i tradizionali parametri di valutazione come il rapporto prezzo-utili in favore della convinzione nel progresso tecnologico. Il collasso della bolla si ebbe tra il 2000 e il 2001. Alcune società, come Pets.com, fallirono completamente, mentre altre persero una larga parte della loro capitalizzazione rimanendo comunque solide e redditizie come Cisco Systems, le cui azioni persero circa l’86%. Altre negli anni successivi sorpassarono il prezzo massimo raggiunto all’apice della bolla delle dot-com come Amazon.com le cui azioni passarono da 107 a 7 dollari.
Secondo la teoria delle Dot-com, la sopravvivenza di una società in questo settore dipendeva dall’espansione della sua base di clienti il più rapidamente possibile, anche se a costo di grandi perdite annuali. Per esempio, Google e Amazon non ebbero alcun profitto nei primi anni. Amazon spendeva per un’espansione della base di clienti e in campagne di marketing per far conoscere l’azienda e Google investì per acquistare hardware più potenti per sostenere il suo motore di ricerca in espansione. La frase “Espandersi o Fallire” fu il motto del periodo. Al culmine del boom, era possibile per una società Dot-com promettente fare un IPO e ottenere una notevole quantità di denaro, anche se non aveva mai fatto un profitto o, in alcuni casi, aveva a malapena coperto i costi iniziali d’avviamento.I mezzi di informazione americani, comprese pubblicazioni attendibili come Forbes e il Wall Street Journal, incoraggiarono a investire in queste società ad alto rischio. Andrew Smith sostenne che la gestione finanziaria delle IPO tendeva ad avvantaggiare le banche e gli investitori iniziali, piuttosto che l’azienda stessa. Questo perché al personale dell’azienda era stato vietato di rivendere le loro quote per un periodo iniziale (lock-in) che durava dai 12 ai 18 mesi e quindi non potevano beneficiare del classico picco di breve durata del prezzo azionario durante i primi giorni di contrattazione. Per contro, i finanzieri e gli altri investitori iniziali avevano, in genere, il diritto di vendere al prezzo di picco e così potevano immediatamente trarre profitto da aumenti dei prezzi a breve termine. Smith sostenne che l’elevata redditività delle IPO a Wall Street fu un fattore significativo nel corso degli eventi della bolla. Nonostante questo, però, alcuni fondatori delle aziende incrementarono i propri patrimoni grazie all’acquisizione delle loro società in una fase iniziale della bolla. Questi primi successi resero la bolla ancora più vivace. Una quantità senza precedenti di investimenti personali si ebbero durante il boom e la stampa riportò il fenomeno di persone che smisero di lavorare per dedicarsi a tempo pieno al trading.
Come dicevamo, lo scoppiò della bolla provocò il collasso dell’indice che passò nel giro di 2 anni dai massimi storici di 4700 punti ai 900 punti facendo segnare un ribasso complessivo dell’80%, favorito anche dagli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 che costrinsero ad evacuare il vicino edificio del NYSE con le contrattazioni che rimasero chiuse per una settimana, cosa che non accadeva dai tempi delle due guerre mondiali.

La lenta ripresa e la crisi finanziaria globale del 2007-2008

Negli anni successivi, le quotazioni avviarono una lenta ripresa caratterizzata da una volatilità sensibilmente inferiore rispetto agli anni precedenti con l’indice Nasdaq 100 che riuscì a recuperare fino ai 2200 punti nel 2007, quotazioni che non si vedevano dal 2001. Tuttavia, ben presto si ritornò a scendere a causa della recessione, della bolla del Real-Estate e della crisi globale finanziaria. Un biennio drammatico che si concluse con il fallimento di Lehman Brothers, quarto gruppo bancario all’epoca dei fatti. L’indice Nasdaq perse oltre il 50% arrivando a un bottom di 1018, un minimo che non si registrava da ben 6 anni.

2009-2019: 10 anni di Bull Market

La Federal Reserve corse ai ripari attuando una politica dichiaratamente accomodante e il Quantitative Easing, iniettando cioè liquidità nel mercato attraverso l’acquisto di bond governativi e altri asset finanziari. L’ottimismo per l’uscita dalla crisi fu tale che l’indice tornò a superare i 3000 punti, come non accadeva proprio da quel fatidico 2000.
Contro tutte le previsioni di sciagura, l’indice Nasdaq continua ad aggiornare i massimi storici mese dopo mese, anno dopo anno, andando incontro solo a piccole correzioni fino all’elezione di Donald Trump nel 2016, in quello che viene ribattezzato l’anno dei populismi, visto il contemporaneo successo dei proponenti del referendum sulla Brexit.
I due eventi hanno sì portato volatilità, ma dopo una piccola correzione del mercato, si sono rivelati la migliore occasione d’acquisto degli ultimi tempi.
L’indice Nasdaq è salito costantemente fino al primo trimestre 2018, da quando la Fed ha iniziato progressivamente ad aumentare i tassi di interesse. Una correzione più potente e quasi del 20% è avvenuta nel quarto trimestre 2018, con Donald Trump che è dovuto intervenire personalmente minacciando la rimozione di Jerome Powell dalla guida della Federal Reserve, se questi avesse continuato nella sua politica espansiva con il rialzo dei tassi di interesse, una mossa necessaria quando l’economia va bene, ma non condivisa dall’attuale Presidente che a questo punto sembra deciso ad avviare una nuova bolla finanziaria. Nell’attesa che scoppi, le quotazioni del Nasdaq viaggiano attualmente intorno agli 8000 punti.

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La composizione dell’indice Nasdaq 100

Mentre la composizione del NASDAQ-100 cambia in caso di delisting (come il trasferimento in un’altra borsa, l’unione con un’altra azienda, o la dichiarazione di fallimento, e in alcuni casi, essendo rimossa dal NASDAQ per non aver soddisfatto i requisiti del listino), l’indice viene modificato solo una volta all’anno, a dicembre, quando il NASDAQ rivede i suoi componenti, li confronta con quelli non presenti nell’indice, classifica tutte le società ammissibili e apporta gli adeguamenti appropriati.
Esistono due strumenti che il NASDAQ utilizza per determinare i valori di mercato delle società per la revisione annuale: i prezzi delle azioni a partire dall’ultimo giorno di negoziazione di ottobre e il totale delle azioni annunciato pubblicamente a partire dall’ultimo giorno di negoziazione di novembre.
Nasdaq rimuove dal listino una società se, alla fine di due mesi consecutivi, non ha una ponderazione dell’indice di almeno lo 0,1%. Ciò può avvenire in qualsiasi momento. Le società che vengono eliminate vengono sostituite da quelle con il valore di mercato più elevato che non sono già nell’indice. L’anticipazione di questi cambiamenti può portare a variazioni dei corsi azionari delle società interessate. Nasdaq annuncia pubblicamente tutte le modifiche, indipendentemente da quando si verificano, tramite comunicati stampa almeno cinque giorni lavorativi prima che il cambiamento avvenga.

I titoli che compongono il listino Nasdaq 100 in questo momento sono 103 e non 100 perché alcune società come Google hanno due classi di azioni.
I titoli sono:

Activision Blizzard; Adobe; AMD; Alexion Pharm; Align Technlogy; Alphab RG-C; Alphabet-A; Amazon; American Airlines; Amgen; Analog Devices; Apple; Applied Material; ASML Hold NY Reg; Autodesk Inc; Automatic Data P; Baidu; Biogen; Biomarin Pharm; Booking Hldg; Broadcom; Cadence Design; Celgene Corp; Cerner Corp; Charter Comm; Check Point Sftw; Cintas; Cisco Systems; Citrix Systems; Cognizant Tech; Comcast; Costco Whsl; CSX; CTrip Intl; Dollar Tree; E-Bay; Electronic Arts Expedia; Facebook; Fastenal; Fiserv; Fox RG-A; Fox RG-B; Gilead Sciences; Hasbro; Henry Schein; Idexx Labs; Illumina; Incyte; Intel; Intuit; Intuitive Surgic; J.B. Hunt Transp; JD.com; KLA; LAM Research; Liberty Global RG-A; Liberty Global RG-C; Marriott Intl; Maxim Integr PRO; Mercadolibre; Microchip Tech; Micron Technologies; Microsoft; Mondelez Intl; Mylan; Netapp; NetEase; Netflix; Nvidia; NXP Semiconductors; O Reilly Auto; Paccar; Paychex Inc; Paypal; Pepsi; Qualcomm; Regeneron Pharma; Ross Stores; Sirius; Skyworks Solutions; Starbucks; Symantec; Synopsys; T-Mobile US; Take-Two Interactive; Tesla; Texas Instruments; The Kraft Heinz; Ulta Beauty; United Airlines; Verisign; Verisk Analytics; Vertex Pharmaceutics; Walgreens Boots; Western Digital; Willis Towers; Workday; Wynn Resorts; XCel Energy; Xilinx

La percentuale dei differenti settori dei titoli è la seguente:

Tecnologia 53.04%
Servizi al consumo 23.52%
Salute e industria farmaceutica 14.35%
Beni di consumo 5,64%
Industriali 2.85%
Telecomunicazioni 0.61%

I FAAMG dominano il mercato

L’indice Nasdaq non fa la media ponderata dei suoi titoli (come il Dow Jones) pertanto ci si può limitare a seguire quei 5 titoli del settore tecnologico che distaccano tutti gli altri per capitalizzazione. Essi sono i cosiddetti FAAMG (Facebook, Apple, Amazon, Microsoft e Google). Nel breve elenco che segue c’è la media ponderata solo dei 20 titoli più capitalizzati del Nasdaq 100:

  1. Microsoft 11,1%
  2. Amazon 10,3%
  3. Apple 10%
  4. Facebook 5,2%
  5. Alphabet A (Google) 4,3%
  6. Alphabet C (google) 3,7%
  7. Cisco Systems 2,9%
  8. Intel 2,6%
  9. Comcast 2,4%
  10. Pepsi 2,2%
  11. Adobe 1,8%
  12. Netflix 1,7%
  13. Paypal 1,7%
  14. Costco 1,5%
  15. Broadcom 1,35%
  16. Texas Instruments 1,3%
  17. Starbucks 1,3%
  18. Amgen 1,3%
  19. NVIDIA 1,2%
  20. Charter Communications 1,1%

Le cifre parlano chiaro: i FAAMG corrispondono a circa il 46% del peso ponderato complessivo al calcolo dell’indice Nasdaq 100. Ho parlato di FAAMG e non erroneamente di FAANG perché Netflix sta conoscendo un declino che l’ha portata a perdere il 20% in poche sedute a causa della sensibile diminuzione del numero di abbonati.

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Il trading del Nasdaq 100: alcuni consigli

Il Nasdaq 100 è un indice che sa essere molto volatile e pertanto adatto allo scalping, ovvero quel tipo di trading veloce che si conclude entro pochi minuti o che comunque non viene portato overnight. Gli orari con maggiore volatilità sono naturalmente coincidenti con l’apertura (alle 15.30 ora italiana) dove nella prima mezz’ora si può osservare il cosiddetto “pump and dump“, ovvero i prezzi si muovono rumorosamente in entrambe le direzioni finché non prendono un certo tipo di direzione. Questa fase può essere cavalcata fino alle 18 circa ovvero finché non avviene la chiusura dei mercati europei. Un’altra fase interessante è quella dalle ore 20 alle 22, la chiusura del mercato. In questo lasso di tempo, si può assistere ad un inversione di quello che è stato il trend della giornata, generalmente quello che viene chiamato in gergo il buy on dips, ovvero le quotazioni rimbalzano dai prezzi minimi di seduta andando a recuperare parte o l’intero movimento precedente. Un ulteriore motivo di volatilità vi è in corrispondenza dell’uscita di dati economici fondamentali come le trimestrali delle aziende o di dati macroeconomici relativi al lavoro (ADP e Non-Farm Payrolls), l’inflazione e il PIL.
Il trading di posizione sull’indice è altrettanto consigliabile purché ci si renda conto che siamo su massimi storici e che quindi le quotazioni necessitano di un respiro, uno storno che le rendano nuovamente appetibili. Una pratica assolutamente da evitare è invece considerare il movimento al rialzo attuale finito e iniziare ad accumulare posizioni short sul Nasdaq: chi l’ha fatto, oggi fa un altro mestiere.

Qualunque sia, e concludo, la vostra metodologia di trading sappiate che l’indice Nasdaq si può negoziare con i CFD con poche centinaia di euro sul conto. I CFD sono strumenti derivati a leva che replicano il sottostante, pertanto sono adatti a coloro i quali non sono sufficientemente capitalizzati. È evidente che vanno prima comprese le condizioni d’uso, onde evitare di compromettere parte o tutto il capitale versato.

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