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Come negoziare il Dow Jones, l’indice industriale del mercato americano

Parlando di indici finanziari non può non venire in mente il Dow Jones, un indice americano che prende sotto di sè un grandissimo numero di aziende famose in tutto il mondo, per questo motivo questa potrebbe essere una delle più interessanti per quanto riguarda gli indici.

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Il Dow Jones Industrial Average (DJIA), o semplicemente il Dow, è un indice azionario che indica il valore di 30 grandi società con sede negli Stati Uniti e di come hanno negoziato nel mercato azionario durante vari periodi di tempo. Queste 30 società sono anche incluse nell’indice S&P 500. Il valore del Dow non è una media aritmetica ponderata e non rappresenta la capitalizzazione di mercato delle sue società componenti, ma piuttosto la somma del prezzo di una quota di azioni per ciascuna società componente. La somma viene corretta da un fattore che cambia ogni volta che una delle sue componenti ha una distribuzione azionaria o un dividendo azionario, in modo da generare un valore coerente per l’indice.

Dow Jones: cenni storici sull’indice di borsa e analisi tecnica

È il secondo più antico indice di mercato degli Stati Uniti dopo Dow Jones Transportation Average, creato dall’editore del Wall Street Journal e dal co-fondatore di Dow Jones & Company, Charles Dow, considerato anche come uno dei padri dell’analisi tecnica classica. Le medie (averages) prendono il nome dallo stesso Dow e uno dei suoi soci in affari, lo statistico Edward Jones. La media industriale fu calcolata per la prima volta il 26 maggio 1896.
La parte industriale del nome è in gran parte storica, poiché molti dei 30 componenti moderni hanno poco o nulla a che fare con l’industria pesante tradizionale. Poiché il divisore è attualmente inferiore a uno, il valore dell’indice è maggiore della somma dei prezzi dei componenti. Sebbene il Dow sia stato compilato per valutare le prestazioni del settore industriale all’interno dell’economia americana, la performance dell’indice continua ad essere influenzata non solo da relazioni aziendali ed economiche, ma anche da eventi politici interni ed esteri come la guerra e il terrorismo, nonché da catastrofi naturali che potrebbero potenzialmente causare danni economici. Andiamo a vedere quali sono gli attuali 30 componenti per poi procedere ad un’analisi settore per settore e consigliarvi come muovervi nel trading di questo indice:

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L’andamento del Dow Jones nel corso degli anni. Tanta luce e poche ombre.

Il Dow Jones, fin dalla sua storia, è un indice che ha premiato i suoi investitori. Tuttavia, ci sono stati anche alcuni momenti molto difficli che andiamo a riassumere.
Quando fu pubblicato per la prima volta a metà del 1880, l’indice si attestava a un livello di 62,76. Raggiunse un picco di 78,38 durante l’estate del 1890, ma finì col toccarne il minimo storico di 28,48 nell’estate del 1896 durante il “panico del 1896”. Molte delle più grandi escursioni di prezzo in percentuale del Dow si verificarono all’inizio della sua storia, quando la nascente economia industriale maturò. Gli anni della decade del 1900 videro il Dow fermare il suo slancio mentre si faceva strada attraverso due crisi finanziarie; il panico del 1901 e il panico del 1907. Il Dow rimase bloccato in un intervallo compreso tra 53 e 103 punti fino alla fine del 1914. La negatività che si diffuse durante il terremoto di San Francisco del 1906 fece ben poco per migliorare il clima economico. All’inizio degli anni ’10, il decennio iniziò con il panico tra il 1910 e il 1911, soffocando la crescita economica per un lungo periodo di tempo. La storia avrebbe seguito il suo corso il 30 luglio 1914; dato che la media si è attestata a un livello di 71,42 quando è stata presa la decisione di chiudere la borsa di New York e sospendere le negoziazioni per un periodo di quattro mesi e mezzo. Alcuni storici ritengono che le contrattazioni furono chiuse perché si riteneva che i mercati sarebbero precipitati a causa del panico all’inizio della prima guerra mondiale. Una spiegazione alternativa è che il Segretario del Tesoro, William Gibbs McAdoo, chiuse lo scambio per conservare l’oro americano, azione che servì per lanciare il Federal Reserve System più tardi quell’anno, con abbastanza oro per mantenere gli Stati Uniti alla pari con il gold standard. Quando i mercati riaprirono il 12 dicembre 1914, l’indice chiuse a 74,56, con un guadagno del 4,4%. Dopo la prima guerra mondiale, gli Stati Uniti subirono un’altra recessione economica, la recessione postbellica. Le prestazioni del Dow rimasero invariate rispetto al valore di chiusura del decennio precedente, aggiungendo solo l’8,26%, da 99,05 punti all’inizio del 1910, a un livello di 107,23 punti alla fine del 1919.

La crisi del 1929

Durante gli anni ’20, nello specifico nel 1928, i componenti del Dow furono aumentati a 30 titoli vicino alle quotazioni di quel decennio, che fu soprannominato i “ruggenti anni Venti”. Questo periodo ha minimizzato l’influenza di una recessione dei primi anni 1920 e alcuni conflitti internazionali come la guerra polacco-sovietica, la guerra civile irlandese, la guerra d’indipendenza turca e la fase iniziale della guerra civile cinese. L’incidente del 1929 e la conseguente Grande Depressione degli anni successivi riportarono l’indice al suo punto di partenza, quasi il 90% al di sotto del suo picco. L’8 luglio 1932, dopo il suo minimo intraday di 40,56, il Dow avrebbe finito per chiudere la sessione alle 41.22. Il massimo di 381,17 del 3 settembre 1929, non sarebbe stato superato fino al 1954, in numeri adeguati all’inflazione. Comunque, il bottom del Crash del 1929 arrivò solo 2 1/2 mesi dopo il 13 novembre 1929, quando in intraday al livello di 195.35, chiudendo leggermente più in alto a 198.69. Per il decennio, il Dow chiuse con un sano guadagno del 131,7%, da 107,23 punti all’inizio del 1920, a un livello di 248,48 punti alla fine del 1929, poco prima dello schianto del 1929.
Contrassegnati dall’instabilità globale e dalla Grande Depressione, gli anni ’30 si contesero numerosi scoppi di guerra europei e asiatici, portando alla catastrofica seconda guerra mondiale nel 1939. Altri conflitti durante il decennio che interessarono il mercato azionario comprendevano la guerra civile spagnola del 1936-1939 , la seconda guerra italo-abissina del 1935-1936, la guerra di confine sovietico-giapponese del 1939 e la seconda guerra sino-giapponese del 1937. Oltre a ciò, gli Stati Uniti affrontarono una dolorosa recessione nel 1937 e nel 1938. Il maggiore guadagno percentuale nell’indice di un giorno della storia del Dow Jones, il 15,34%, è avvenuto il 15 marzo 1933, negli abissi del mercato orso degli anni ’30 quando il Dow ha guadagnato 8,26 punti chiudendo a 62,10. Tuttavia, nel suo complesso durante la Grande Depressione, il Dow ha registrato alcune delle sue peggiori performance, per un ritorno negativo durante la maggior parte degli anni ’30 per i nuovi e vecchi investitori del mercato azionario. Per il decennio, la media Dow Jones è scesa da 248,48 punti all’inizio del 1930 a un livello stabile di 150,24 punti alla fine del 1939, una perdita di circa il 40%.

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Dal periodo post-bellico agli anni Ottanta

Detto della crisi del 1929 e degli anni a cavallo delle due sanguinose Guerre mondiali il Dow Jones avviò il boom economico a partire dagli anni Cinquanta e non ci fu più nessun momento di panico di quella portata, anzi il decennio chiuse a +200% passando da 206 a 616. Negli anni Sessanta, nonostante alcune tensioni derivanti dalla guerra in Vietnam, la lotta per i diritti civili e l’assassinio di importanti personalità della politica quali John Fitzgerald Kennedy, all’epoca Presidente degli Stati Uniti, e di Martin Luther King l’indice concluse il decennio con un +30% (da 616 a 800).
Negli anni Settanta ci furono tensioni con il Medio Oriente che portarono a crisi energetiche. Il prezzo del petrolio salì così rapidamente da portare l’economia americana in stagflazione. L’indice Dow in questo decennio è stato caratterizzato da alta volatilità perché raggiunge dapprima i 1000 punti ma poi precipitò quasi del 50%. La decade si è conclusa comunque con il segno positivo, con un apprezzamento di soli 5 punti percentuali (da 800 a 840.
Gli anni Ottanta segnarono una performance spettacolare del +227% (da 840 a 2750), nonostante molti eventi negativi. Tra tutti, citiamo il mitico Black Monday, quando il 19 ottobre 1987 il Dow Jones perse il 22,8% in una sola seduta senza apparenti spiegazioni.

Bolla di Internet, Crisi globale del settore finanziario e un decennio di record storici

Gli anni Novanta videro l’indice Dow Jones continuare la sua salita chiudendo la decade con un rialzo del +315% superando gli 11000 punti. Le quotazioni continuarono a salire fino al marzo del 2000, quando scoppiò la cosiddetta bolla di Internet e tutte quelle società facenti parte del settore tecnologico invertirono pesantemente trascinando con loro tutte le borse mondiali. Un ulteriore contributo a questo Bear Market avvenne poi l’11 Settembre 2001, quando ci fu l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York, dove l’indice perse il 7% in quella seduta e le contrattazioni vennero sospese per una settimana.
Solo nel 2006, l’indice completò il recupero dei prezzi tornando a quotare sopra i 12000 punti. Dopo aver superato i 14000 punti nel 2007, l’indice conobbe un’altra battuta d’arresto nel 2008 a causa del fallimento di Lehman Brothers, all’epoca quarta banca per importanza negli Stati Uniti, sommersa dai debiti e dalla speculazione finanziaria contro il settore real-estate, al centro dell’elargizione dei mutui sub-prime.
L’ultimo decennio, fino ai giorni nostri, è invece stato un bull market ininterrotto, uno dei più lunghi mai avvenuti della storia, che hanno portato le quotazioni da un minimo di 6500 (area di prezzo che non si vedeva addirittura dal 1997) all’area di 27000 attuali con tutte le correzioni tecniche che sono state occasioni d’acquisto.

La composizione attuale dell’indice

Nel corso degli anni, l’Indice Dow Jones ha subito delle modifiche ma ci sono alcuni titoli quali Exxon e Procter&Gamble presenti nel listino da quasi 100 anni. Il record apparteneva al titolo General Electric, per decenni il titolo con la più larga capitalizzazione al mondo prima dell’avvento dei tecnologici, che era presente nel Dow da quando esso constava di soli 12 titoli a partire, in maniera continuativa, dal 1907 e rimosso dal listino solo nel 2018 per fare spazio a Walgreens Boots. Anche un altro titolo storico, AT&T, è rimasto nel listino Dow Jones per ben 99 anni, prima di essere sostituito da Apple, diventato nel 2013 il quarto titolo tecnologico del Nasdaq a far parte anche del Dow Jones (oggi sono 5: gli altri sono Cisco, Intel, Microsoft e Walgreens Boots).

I 30 titoli che attualmente compongono il Dow Jones sono:

3M
American Express
Apple
Boeing
Caterpillar
Chevron
Cisco Systems
Coca Cola
Dow
Exxon Mobil
Goldman Sachs
Home Depot
IBM
Intel
Johnson&Johnson
JPMorgan
McDonalds
Merck
Microsoft
Nike
Pfizer
Procter&Gamble
Travelers Cos
UnitedHealth Gro
Utd Techs
Verizon
Visa
Walgreens Boots
Walmart
Walt Disney

Guardando attentamente l’indice possiamo notare che esso è distinto in 4 gruppi principali: Industriale, IT, finanziario e farmaceutico.

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Il settore industriale

Il settore industriale del Dow è il più numeroso perché composto dai principali titoli dell’industria americana, dei veri colossi mondiali. Sono: 3M, Boeing, Caterpillar, Chevron, Exxon, Nike, Procter&Gamble e United Technolgies.
Fanno parte di questo settore anche The Home Depot, Walmart e Walgreen Boots che però si occupano solo di vendite ai retail.

Il settore dell’Information Technology (IT)

Un altro settore numeroso presente nel Dow è il settore tecnologico, quello per intenderci di parte della Silicon Valley californiana. Attualmente è composto da Apple, Cisco, Ibm, Intel e Microsoft. Alcune di queste società fanno parte del ristretto gruppo del trilione di dollari di capitalizzazione.

Il settore farmaceutico (Pharma)

Fanno parte di questo settore alcune tra le aziende più importanti al mondo nella ricerca e distribuzione di farmaci e del settore chimico. Sono: Dow Inc., Johnson&Johnson, Merck e Pfizer.
Possono essere inoltre assimilate a questo settore per caratteristiche tecniche dei titoli anche le 2 aziende del food: Coca Cola e McDonalds. Questi titoli fanno parte di una categoria che io chiamo “anti-ciclica”, ovvero quei titoli privi di stagionalità e quindi in grado di avere un rendimento più costante nel tempo.

Il settore finanziario

I giganti della finanza che fanno parte del Dow Jones sono: American Express, Goldman Sachs, JP Morgan, Travelers e Visa. Essi rappresentano le principali banche d’affari, assicurazioni e distributori delle carte di credito degli Stati Uniti d’America.

Le strategie da adottare per il trading dell’indice Dow Jones

Che siate trader che privilegiate lo scalping o investitori di medio-lungo termine il mio consiglio è di negoziare il Dow Jones attraverso i CFD. I CFD sono strumenti derivati a leva che replicano l’indice sottostante, che vi permettono di negoziare gli indici anche se non avete la liquidità necessaria (si parla di alcune decine di migliaia di dollari) grazie all’ausilio della leva finanziaria. Devo comunque ricordarvi che un uso sconsiderato della leva può portare a farvi perdere gran parte, tutto, o più del capitale che possedete, ragion per cui vanno compresi bene i termini di utilizzo.
Il Dow Jones si può “scalpare” nell’intraday per via della sua variegata natura. A differenza di altri indici, tutti hanno lo stesso peso sull’indice globale pertanto il consiglio che vi do è quello di monitorare i titoli che in quel determinato momento stanno performando meglio o peggio. Gli orari migliori per lo scalping sono l’apertura, alle 15.30 ora italiana. La prima mezz’ora è caratterizzata da forte volatilità e da quello che gli americani chiamano il “pump and dump“. Sono minuti in cui sostanzialmente le quotazioni vanno su e giù generando rumore ma senza prendere una direzione netta, come avverrà nel corso della seduta. Le prime 2 ore, fino quindi alle 17.30 sono molto importanti perché danno la direzione spesso, non solo del mercato americano, ma anche dei mercati europei che andranno a chiudere la seduta.
Un’altra fascia d’orario molto interessante è quella relativa alle ultime 2 ore di contrattazione, dalle ore 20 alle ore 22. In questa fase, non è raro assistere a movimenti di inversione del trend principale. Spesso, quando l’indice è in una seduta negativa, avviene quello che gli americani chiamano “buy on dips“, ovvero entrano massicce dosi di liquidità sui minimi di seduta generando un rimbalzo che va a parzializzare o ad annullare completamente la perdita sino a lì generata.
Altri momenti interessanti per negoziare l’indice Dow sono in corrispondenza dell’uscita di alcuni dati importanti che riguardano l‘inflazione, l’occupazione (ADP) e i Non-Farm Payroll, oltre che ai dati relativi al PIL e alla pubblicazione delle trimestrali delle società.
Se invece siete investitori di medio-lungo termine, le performance del Dow sono lì a dimostrare che questo è un indice che premia questo tipo di investimento, a patto di saper entrare al momento giusto. Nel particolare momento in cui vi sto scrivendo, il Dow Jones è sui massimi storici, per cui non me la sento di consigliarvi l’acquisto da questi prezzi. Sarebbe preferibile rimanere fermi ed aspettare uno storno di mercato, entrando mentre tutti vi dicono di scappare.
Cosa invece assolutamente da evitare è pensare di entrare Short a lungo termine sull’indice americano, in previsione dell’arrivo di crisi finanziarie, storni, guerre mondiali o invasioni delle cavallette. La storia recente insegna che chi si è messo contro-trend vendendo indici ed azioni Americane ha perso tutto! L’indice Dow si potrà vendere, ma solo al momento opportuno; perciò, anche se non venderete dai massimi (che sarebbe comunque solo un colpo di fortuna), potrete comunque realizzare un’ottima performance in presenza di un segnale tecnico oggettivo che vi induca a farlo.

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